Scialpinismo – dislivello e rapporto col mio corpo

Da che io abbia memoria lo sport mi ha accompagnata crescendo insieme a me: all'inizio per gioco (e per sfinimento dei miei genitori dato che ero la classica bambina che per farla star buona, dovevi spararle), poi l'atletica in particolar modo è diventata agonismo, poi c'è stata una rottura netta e due anni fa ho incontrato l'alpinismo. Mi ricordo che quando avevo 4 anni l'allenatore mi diceva che "il cioccolato lo mangia la mamma, tu la stagnola!" facendo riferimento ad una cultura alimentare rigida, assolutamente da inculcarmi nella testa. E ci sono riusciti: ad inculcarmela....

Punta San Matteo – in caso di emergenza rompere il vetro

Diciamo che prevalentemente io non soffro la quota. Sono una di quelle bastarde fortunate che a 2.000 come a 4.000 stanno più o meno uguale. O meglio: penso di non soffrire la quota, tanto anche a 800 metri ho la nausea, il fiatone, il mal di testa, sono così allenata che mi basta il dislivello …

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