Goulotte Roger Baxter (Maudit, Monte Bianco) – una storia a puntate (II di III)

Vi ricordate qual era il piano? Fare qualcosa di tranquillo il primo giorno e poi la Modica il secondo. Invece il primo giorno abbiamo fatto la Gabarou Albinoni (https://smarandachifu.com/2022/03/04/goulotte-gabarou-albinoni-tacul-monte-bianco-una-storia-a-puntate-i-di-iii/) e risalendo al Torino io ho iniziato a pensare che avessero seriamente spostato il rifugio. In lontananza, ormai al buio, vediamo due frontali aggirarsi nella conca del Maudit. Penso "dai, che se le maledizioni che si alzano al cielo sono tante magari la voce si fa forte e il cielo ci fulmina ponendo così fine al nostro patibolo." L'ottimismo si sa, è il profumo della vita. E invece al Torino, stranamente, ci faccio ritorno. Poco dopo, mentre stiamo sistemando il materiale e trangugiando calorie randomiche, entra uno dei due che avevamo visto aggirarsi sotto al Maudit. Ci dice di aver fatto la Roger Baxter, che è in condizioni e che hanno attrezzato tutte le doppie su abalakov per la discesa. Ad essere del tutto onesta io non la conoscevo come goulotte, Ange sì. Mi guarda cercando approvazione, lo guardo cercando empatia. Guardiamo la relazione e la difficoltà tecnica dovrebbe essere meno rispetto alla Gabarou, ma son comunque 600 metri di via. Approvazione 1, empatia 0.

Goulotte Gabarou Albinoni (Tacul, Monte Bianco) – una storia a puntate (I di III)

I programmi miei e di Ange erano quelli di salire al Torino, fare una goulotte facile di pochi tiri il primo giorno, fare la Modica il secondo e il terzo scendere sempre dal Torino. Inutile dire che nulla è andato come stabilito. La sveglia, infame, suona alle 4. Alle 5 in autostrada ci siete sempre solo tu e quelli che arrivano diretti dall'after. All'autogrill, cercando di ritrovare la dignità in un caffè e una melizia non capisci mai se sei più idiota tu o loro. Comunque credo che loro scrivano usando il caps lock, mi consolo con questo pensiero. Ci fermiamo a fare colazione, la temperatura fuori è ancora, di pochissimo, sopra lo 0. Un bel tempore, quasi me lo godo visto che so che me lo scorderò per i prossimi due giorni.

La via che non c’è alla Cima Brenta – una storia un po’ a gattoni, un po’ su ghiaccio

Avete presente la scena di Leonardo Di Caprio in The Revenant, quando rincorso dall'orso cade giù dalla scarpata nella neve e da lì, sanguinante e moribondo, si trascina gattonando verso una salvezza che gli ha portato un Oscar direi più alla carriera che, si spera, per quello schifo di film? Ecco, sono le 18.30 di sera, buio pesto e mentre mi trovo a gattonare nella neve penso che almeno io non vengo inseguita da un orso. Poi mi ricordo che sono in Dolomiti di Brenta, una delle zone con maggior concentrazione di orsi quindi mi taccio, cerco di gattonare più velocemente che posso e penso che ci son tante cose in questo momento che potrebbero andare peggio. Tipo potrebbe esserci vento. Oppure mi si potrebbe rompere lo zaino mentre cerco un paio di guanti seri e asciutti e non queste schifezze di sottoguanti buoni solo per bere il vov alla funivia, ormai fradici e congelati. Ah no aspetta, lo zaino invece si rompe, come non detto. Gli orsi invece sono in letargo, ma valla a sapere col riscaldamento globale e poi vorrei vedere voi, in quella situazione, se non iniziate a pensare a tutto ciò (di altro) che può andare male.

Salto del Nido – regali di Natale

Il fatto che io sia un filo bipolare credo sia lapalissiano dal momento che i miei autoregali per Natale sono stati le picche nuove e un set di maschere idratanti per il viso volte a rimediare i disastri che combino al mio misero corpicino portando avanti un equilibratissimo stile di vita che oscilla tra il 1: "sangue botte violenza pezzi di ghiaccio in faccia lividi sul culo", 2: "autoeducazione spartana del mio fegato a reggere birrette da supermercato che non reggevo a 18 anni figuriamoci adesso" e 3: "minestroni di verdure e creme idratanti da mille euro perché mi stacco a pezzi in tutti i sensi se non inizio un po' a prendermi cura di me e accettare che tra un po' possono votare quelli che son nati quando io già ero al liceo". Però vorrei ancora trasmettere l'idea di una persona perfettamente sana di testa che appena le son arrivate due picche nuove che voleva da tanto tempo ha reagito in maniera molto pacata e posata, tipo "andiaaaaaaaaaaaaaamoooo a fare una cascata vi prego amici andiamo a fare una cascata dai dai dai dai", scodinzolando come un cane quando prendi in mano il guinzaglio....

Rheinwald, la Valle delle Meraviglie – il gioco vale … le ciaspole e la candela

Nell'immaginario collettivo l'inferno è un posto prevalentemente rovente e con tanto fuoco. Nel mio immaginario invece l'inferno è un posto dove mi costringono a camminare con le ciaspole ai piedi per sempre, su neve dura e senza una destinazione.  Nulla da dire a tutti coloro che amano le ciaspolate al chiaro di luna, se non …

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Goulotte del Comandante (Albigna) – incontri e primi tentativi di relazioni

Il fatto è che siamo destinati ad incontrarci, a raccontarci, siamo un contenitore di storie e di momenti. E più ne abbiamo più belli ci sembrano i posti, i ricordi, la vita. Siamo lì in un momento, più che in un luogo, irripetibile proprio perché nostro, di fatto eterno. Stefano Benni, in un gran bel …

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Val Febbraro – il CAI e la mia prima sosta su ghiaccio

Sì, sono iscritta al CAI. Anzi, vi dirò di peggio, ho iniziato ad andare in montagna grazie al CAI, è successo tutto come un incidente, di quelli dei film d'azione che poi rivedi a rallentatore. Mi hanno detto di andare a provare ad arrampicare in una palestra brianzola, ci sono andata tre volte, era divertente, …

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