Picos de Europa – sono state delle vacanze bellissime

Gira voce che gli eschimesi abbiano circa 99 parole per identificare la “neve”. Nelle Asturie invece hanno una parola specifica per identificare una nebbia fittissima che non è pioggia ma nemmeno non lo è, che sale dall’oceano e bagna tutto ciò che incontra fregandosene ovviamente delle tue ferie. Si chiama Orbayu. Cosa dovevamo quindi dedurre da questa cosa? Che se si son scomodati di chiamare con un nome specifico una nebbia, evidentemente quella roba è molto comune.

Orbayu inoltre, guarda caso, è pure il nome di una via durissima che sale sulla parete ovest del Picu Urriellu, liberata, tra altri, da Nina Caprez e Cedric Lachat (qui il video https://www.youtube.com/watch?v=J7QeAx8mn9A&ab_channel=PetzlSport, occhio che è uno di quei video che mentre li guardi un po’ ti vien voglia di alzarti subito e fare trave e un po’ di farla finita e aprire quell’altra birra che tanto dove cazzo vuoi andare dai, manco se ci stai appeso tutto il giorno, al trave, per i prossimi sei mesi). Cosa dovevamo quindi dedurre da quest’altra cosa? Che il livello ai Picos è altissimo, ma siamo forse noi saggi abbastanza? Certo che no. Siamo forse noi scarsi e stupidamente temerari? Certo che sì. D’altronde prima di partire la Cate e Marti ci avevano detto “la roccia più bella che io abbia mai visto”, quindi comunque valeva la pena andare a vedere.

Sono ormai passati, anche se sembra ieri, un po’ di anni da quando scalo, non tanti però insomma, 3 anni si son fatti tutti. Ovviamente siccome son fortunata ho iniziato poi badabam, covid, traslochi, traumi emotivi, benzina a 2 euro al litro, peste, corna e la diffusione ampia della birra analcolica. Però di posti, scalando, ne ho girati parecchi. Ad alcuni non mi sono invece mai avvicinata perché se ci provo sicuro crepo, mi fulminano gli dei come il mitologico Ulisse con le colonne d’Ercole, peccherei di tracotanza a badilate. Posti tipo il Wenden, il Verdon, insomma tutti quei posti dove si capisce che gli spit costavano parecchio mannaggia a voi. Alcuni per scelta, altri posti semplicemente non si è verificata la situazione per, l’elenco di dove vorrei andare è lunghissimo, la vita è una sola, gli impegni più del dovuto. Però ogni tanto qualche occasione viene fuori e alla fine, per dire, in Patagonia non è che ci vado solo se posso fare il Cerro Torre altrimenti è probabile che non ci andrò mai.

Le mie vacanze estive sono state lunghe, strane, necessarie, malinconiche e decisamente un punto di svolta, una sorta di linea che ha diviso gli ultimi anni movimentati della mia vita e una sorta di stabilità che finalmente mi sembra di intravedere. Scalare per me è fondamentale, però di anni per macinare km di roccia ne ho davvero tanti davanti e altrettanto fondamentale è ricordarsi sempre, in qualsiasi situazione nella vita, che esiste altro ed esiste un dopo in ogni faccenda.

Infatti ai Picos ci siamo arrivati dopo due giorni a scalare a Briançon (l’idea era l’Aiguille Dibona, la realtà è stata le Feu Sacre alla Tour Termier e falesia, perché se non piove per sei mesi ovviamente diluvia quando parto io), tre giorni a usmare lavanda in Provenza, poi Bilbao, una settimana a fare surf a Santander in Spagna e due giorni a temporeggiare nelle Asturie aspettando, ovviamente, che l’Orbayu si levasse dalle palle. Manco i campi base in Patagonia. Insomma, ci siamo arrivati senza calli, senza l’allenamento che si ha a inizio stagione e ovviamente dopo due settimane che non mettevamo le scarpette. Praticamente tutte le scuse dei climber messe assieme, what else?

Ma lo spirito è forte e non lo sa che poi ti caghi addosso e non ti tieni una sega.

Partiamo quindi di buon spirito carichi come muli, tipo tenda, materassini, l’occorrente per bivaccare due notti, quelle cose che fai l’eroe e finisci con la schiena che ti dice “hahahaha cosa pensavi di avere 25 anni?”. Il posto è bellissimo, l’avvicinamento morbido rende la zona molto escursionistica, al rifugio c’è la fontanella e inoltre puoi piantargli la tenda all’ingresso, sembra Woodstock, nessuno ti dice nulla. Insomma, uguale alla Val Masino come mood. La roccia è fighissima, ma fighissima del tipo che è difficile essere belli belli in modo assurdo. Fighissima del tipo che i tiri facili non sono rotti, sono uguali a quelli duri ma con più prese, il meteo è una merda clamorosa, le vie sono protette dal santino nel portafoglio di quelli che ci credono, beati loro che loro sarà il regno dei cieli di sicuro, nel senso che se cadi muori.

Noi abbiamo preso la guida “Picu Urrielli libre climbing”; su molte vie c’è scritto “totalmente non equipaggiate” e per totalmente non equipaggiate si intende che sono totalmente non equipaggiate, non scherzano, cioè ci son le soste (a prova di bomba), così almeno se cadi rimani appeso morto in parete e fan meno fatica a recuperarti. Anche perché la verità è che “la roccia bellissima” sa il cazzo perché alla fine finisce sempre che coincide con il calcare compatto, coi cannelures, improteggibile. Quindi niente, per molte vie basta portarvi le corde e un paio di ghiere, i tiri più duri qualche spit lo hanno, ma non è che invoglino a volare serenamente.

Abbiamo scalato due giorni, scegliendo entrambe le volte di stare molto lontani dalla parete ovest perché va bene tutto, temerari e di buon spirito sì ma scemi no, sulla famosa parete ovest ci sono mediamente 500 metri di vie che quando il primo giorno ho capito che aria tirava ho pensato solo che non era poi così male scalare sulla sud e la est, dove la musica è la stessa ma con 200 metri in meno di asma. Il primo giorno abbiamo fatto “Directa de Los Martìnez” sulla sud e abbiamo proseguito fino in cima al Picu Urriellu. Facile, sprotetta e molto bella. Il secondo giorno ci siamo buttati su “Espejismo de Verano” sulla parete est, sprotetta, molto meno facile, infatti non sono mancati i miei intensi momenti di panico tipo “non posso più nè scendere nè salire”, mentre Fabio ovviamente ci si è appena rifatto un pochino la pelle sulle dita.

Abbiamo scalato vie facili, ci siamo rilassati, mangiato polpo fritto come se il fegato fosse onnipotente, abbiamo dato spazio anche ad altro (cosa che mi fa stare in equilibrio e che ritengo fondamentale) e soprattutto ho visto un altro posto, al mondo, di quelli che ti fan pensare che alla fin fine se la Meloni diventa premier comunque tu il tuo bunker di felicità in qualche modo, per fortuna, ce l’hai.

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