Mamma Grignetta – abbiamo tutti una montagna speciale

 

Quando a giugno dell’anno scorso finiva il corso di alpinismo, il mio sguardo cadeva sempre lì: la Grigna, anzi, mamma Grigna come piace a me chiamarla. Mamma Grigna, la montagna dalla quale un po’ scappare per fare ascensioni più significative ma dove ritornare, come fosse appunto una mamma, perché in fondo, per chi come me gravita su Lecco, è bello riconoscerne le guglie e sentirsi a casa!

La prima volta che sono stata in cima alla Grignetta fu anche la terza escursione della mia vita in montagna: traversata alta e bassa delle Grigne. Da allora, per fortuna, ho perso il conto!

La cosa buffa è che quest’anno, complice un mese di fermo per una distorsione alla caviglia, complice il meteo, quel matrimonio, il socio che “no ti prego oggi non voglio morire, andiamo in falesia”, ci sto praticamente andando con cadenza settimanale, per lo più la sera, come fosse un diversivo dal quotidiano! Però l’anno scorso le vie in Grigna le guardavo con riverenza, mi ricordo il giro delle normali al Fungo, la normale al Sigaro e la Rizieri poco dopo, le normali dei Magnaghi, del Cinquantenario, insomma, salite serie all’epoca, le prime, una serie intera di friend sul IV grado chiodato, zero esperienza e zero tenenza.

Non è che sia cambiato molto, un anno dopo la sensazione è comunque zerovirgolauno esperienza, zero tenenza, una serie intera di friend sul V grado ma la Grigna, a differenza di qualsiasi altro posto, ormai sa di casa, le guglie hanno un nome, delle linee, molte ormai sono per fortuna anche un racconto e dei ricordi.

Puntata uno: fessure di calcare – Renata (e Santo Domingo) con Edo

Il Pertusio ha una roccia piuttosto delicata e morbida ma che avevo in mente di scoprire principalmente per un unico tiro: la fessura della Renata. Abbiamo salito le vie Santo Domingo e Renata, ma la fessura di quest’ultima è davvero uno spettacolo. Trovarne di così su calcare! La via è stata riattrezzata a fittoni resinati ma sarebbe proprio da salirla trad quella fessura! Giornata spettacolare di sole con Edo, e, purtroppo, altre ottocento persone in giro. Eh scusate, sono un po’ gelosa di questo posto, quando aprono le gabbie verso giugno inizio a diventare fortemente insofferente!

Puntata due: “quando non fa più così paura”, o anche ” l’anno che ci ho messo a pensare di poterla fare” – Gasomania (e Graziella) con Michele e Ange

Pochi giorni dopo, in un incastro del tutto casuale (anche questo ormai un ritornello delle mie vie in Grigna) mi ritrovo alla base di una delle vie che più avevo sognato l’anno scorso: Gasomania, una via del Marino che porta in cima al Sigaro e che avevo sempre guardato ma non toccato. Siamo io, Angelo e Michele e faremo quella e una Graziella sulla ovest dei Magnaghi per goderci la giornata. C’è da dire che Gasomania è speciale per me, le avevo ronzato mentalmente attorno per parecchio tempo l’anno scorso ma appena finito il corso di alpinismo il VII sulla carta mi faceva sentire fuori gioco. Le cose sono cambiate per fortuna, il grado mi dice poco o nulla, il tipo di roccia, la continuità, le protezioni possibili o già presenti, il tipo di movimento sono tutti elementi che pian piano ho imparato a sommare al semplice sterile grado, ci sono vie di V che mi fanno gelare il sangue nelle vene e altre di gradi apparentemente più difficili che trovo più nelle mie corde. Tant’è che provo a salire io, facendo i primi due tiri: il primo è una fessura spesso umida ma davvero bella, da fare stando leggermente a sinistra su delle nette tacche per poi riportarsi dentro la fessura stessa, piuttosto ampia! La troviamo anche bella ghiacciata, tant’è che mi viene una bollita alle mani prima ancora di arrivare in sosta! Comunque per essere il primo appuntamento mi va bene anche fare amicizia con la fettuccia del rinvio! Il secondo tiro è un intermezzo rilassante mentre il terzo tiro, un 6c, lo cedo volentieri ad Ange che farà a sua volta abbastanza fatica, il che mi dimostra che per me sarebbe stato un pugno in faccia (lui scala con un gomito ancora parzialmente fuori uso…con tre arti scala meglio di me con quattro)! La roccia non è delle mie preferite: quando la roccia della Grigna diventa gialla spesso è così morbida da essere molto unta, specialmente su tiri con passaggi obbligati! Tant’è che sul terzo tiro c’è poco da capire, le tacche sono evidenti, direi brillanti, l’orrore, riesco a strizzarle poco e male, che imbranata che sono: me lo sento il Marino tipo diavoletto sulla spalla “daidai, girati bene” , magari addirittura un evergreen dei consigli tra chi arrampica “usa i piedi!”, che detto dal Marino fa ancora più sorridere perché lui lo fa davvero! Il bello della Grigna è che queste vie sono così tanto dietro casa che alla fine penso “poco male, ci sarà un secondo appuntamento”, direi che è proprio una via da liberare, sia perché ce l’avevo in mente in libera dall’inizio, sia perché conoscendo l’apritore, mio istruttore di alpinismo quando avevo fatto il corso oltre che un personaggio significativo dell’ambiente lecchese, forse un po’ è anche una questione personale e di ammirazione nei suoi confronti.

Puntata tre: basta essere più veloci del temporale – giro del Fungo (Corti, Boga e Accademici) con Luca e Ange

No, l’idea non è stata proprio geniale, ma volevamo davvero crederci anche perché l’alternativa quella sera era andare a prendere sberle al Nibbio, con altre ottocento persone e nessuno dei tre era particolarmente dell’idea! Invece rischiare di farci fulminare sul Fungo quella sì che ci è sembrata un’idea geniale, messa in cantiere subito, tre cervelli e nessuno funzionante! Mi ritrovo così in macchina con Luca e Ange, saliamo i tornanti controllando il meteo fino all’ultimo, sono le 18 circa! Parcheggiamo e iniziamo ad andare verso il Fungo con tanti punti di domanda. Ci arriviamo dopo poco e ci dividiamo una via a testa, sale Ange sulla Corti alla Torre, quando Luca si prepara a salire la Boga al Fungo (carina anche se un po’ unta!) i tuoni fanno letteralmente il giro dell’isolato: ci ritroviamo così a correre sullo spigolo, più che scalare stiamo tentando il record di tirate di rinvii, velocità prima di tutto ‘stasera! Ci caliamo nella forcella tra il Fungo e la Lancia e pochissimo dopo sono in cima alla Lancia dopo aver fatto l’Accademici, recupero gli altri e ci caliamo subito. Nemmeno in tempo a mettere via il materiale che ci ritroviamo a correre giù mentre inizia a pioverci addosso! Tempo di percorrenza: circa 3 ore e mezza compreso avvicinamento e il rientro alla macchina, una vera sgambata tra le guglie, rientro a casa decisamente soddisfatta, non avevo mai fatto nè la Corti nè la Boga, con due cavalli del genere in cordata già stargli dietro è un miracolo per me. E poi il fulmine potrà mica colpire due volte, e noi siamo decisamente tutti e tre già sufficientemente fulminati di nostro!

Puntata quattro: Cinquantenario parte I, quando il calcare si fa bello – UNICEF con Claudio

Il venerdì sera prima di partire per il Bianco mi ritrovo a salire i tornanti dei Resinelli in fretta e furia mentre sono già le 17, mi trovo con Claudio al Forno e con una macchina sola ci dirigiamo verso le Foppe. Poche ore dopo suoniamo la campanella in cima dopo aver salito UNICEF, una bellissima via che sale su un tipo di roccia che sto sempre di più ricercando in Grigna: ruvida, grigio chiaro, molto sana e che regala un’arrampicata principalmente di movimento! La serata è stata proprio divertente! Praticamente mi sto ritrovando a fare aperitivo in cima alle guglie della Grigna in questo periodo, mica male direi. Della serie “Cosa fai ‘stasera?” “Mah, vado a guardare come tramonta il sole sulla Torre Costanza!”. 

Puntata cinque: Cinquantenario parte II – Fantasma della Libertà con la frontale e con Ange

Mai avrei pensato che il martedì subito dopo sarei ritornata di nuovo lì. Mentre sono già le 18, scrivo ad Ange “avrei voglia di fare due passi in Grigna, ma anche due tiri” mentre lui in contemporanea mi lascia intendere di avere pensieri simili! Non c’è altro da aggiungere, sono le improvvisate che amo di più! Riusciamo perfino a decidere la via da fare in 10 secondi così alle 18.45 ci troviamo a Carate e siamo diretti nuovamente sul Cinquantenario. Due passi in Grigna con Ange sono sempre da prendere con le pinze, nel senso che lui fa due passi, tu essere umano normodotato con una capacità polmonare nella media, bene che ti vada sei a rischio infarto dopo cento metri! Saliamo dal sentiero dei morti, con un’umidità da Jurassic Park e dopo pochi metri già so che ci rivedremo all’attacco! Ovviamente lui all’attacco arriva mezz’ora prima, già non stanchissimo e si riposa anche. Ormai sorrido, in montagna assieme non è certo la prima volta che andiamo, ognuno rispetta i modi e gli spazi dell’altro! Ed è così ci ritroviamo ad attaccare Fantasma della Libertà alle 21, facendo giusto i primi due tiri con una lieve luce e il resto della via con la frontale! Scalare di notte è decisamente strano, i piedi sono difficili da individuare ma l’atmosfera è a dir poco magica, la via è a resinati che brillano, talmente verticale che comunque anche a volare non si rischia molto. Ange mi sprona a provare il secondo tiro: un 6b+ che non mi fido a liberare al crepuscolo ma che trovo comunque fantastico, che roccia, a saper scalare davvero questa roba deve essere proprio una goduria! Quando arriviamo in cima spegniamo la frontale e poco dopo, con gli occhi che si abituano al buio, si intravede la Via Lattea, la sagoma della Torre Costanza e della Torre Cecilia e le luci dei Resinelli più in basso! Che strano ritrovarsi su 5 mq di guglia ormai quasi a mezzanotte! Sicuramente uno dei ricordi più particolari che avrò della Grignetta.

Puntata sei: ah davvero i Magnaghi la domenica sono pieni di gente? Io non ho visto nessuno! –  Nastassja Kinski con Luca e Ange

Il meteo lo diceva che avrebbe piovuto, ma la nostra voglia di fare due tiri non aveva mica preso sul serio la cosa! Poi questa cordata a tre evidentemente funziona a suon di tuoni! Ci ritroviamo così, di nuovo io, Ange e Luca, di nuovo con il maltempo che incombe, a risalire il canalone Porta in direzione Magnaghi: la via interessa molto ad Angelo, ce l’ho in mente per quello, so che deve essere uno spettacolo di roccia e di linea e sono davvero curiosa. Non sarò delusa infatti: è una via del Pesci, Nastassja Kinski, tre tiri su roccia eccezionale, per nulla banali! Il tiro chiave è un 7a che trovo decisamente fuori portata per me, mentre gli altri due mi risultano più umani (6b e 6a+), tanto oggi io e Luca siamo in modalità turismo e risate, Angelo invece scala davvero! Quando sono in giro con quelli forti davvero mi consolo a vederli almeno fare fatica! La via è sempre verticale, su tacche nette e con moltissimi movimenti tecnici! Infatti non sapendo scalare, la trovo un bastone mica da ridere. Riattrezzata a resinati non particolarmente distanti, la consiglio per gli amanti della bella roccia e con un grado diverso dal mio, che è quello degli avvicinamenti su facili e divertenti roccette, cioè III! Luca comunque sale benissimo a differenza mia, oggi sono il terzo incomodo, gli rovino le libere appendendomi da seconda sul 7a, sono l’elemento di disturbo delle performance altrui, altrimenti poi diventano troppo bravi e non ci posso più andare in giro! Ci caliamo mentre inizia a pioverci addosso: il rientro sotto i lampi scendendo dal canale Porta sui sassi fradici aggiunge quel “di più” che rende la giornata alpinisticamente interessante. Io corricchio giù dalla Cermenati con la caviglia che si lamenta ad ogni passo ma direi che tra i lampi e il dolore alla caviglia, ho più chance di sopravvivere alla seconda! Arriviamo alla macchina totalmente fradici, puzziamo da buttare via e anche per oggi la dose di avventura l’abbiamo avuta. Ci fermiamo al Forno per il resto del pomeriggio come i vecchi, una giornata davvero speciale e particolare! Avercene! 

Le vie in Grigna le sto decisamente rubando alla pioggia e facendo in ritagli di tempo che le rendono ancora più speciali, su e giù dai tornanti, dai sentieri che conosco a memoria, scoprendo linee che vivo quasi più come una falesia più divertente!

Certo che questo posto, proprio quando penso di conoscerlo ormai bene, sa sempre stupirmi e farmi innamorare. E’ proprio la montagna dove sono cresciuta di più, è la Mamma Grignetta, mi ha vista in panico sul III grado e (comunque in panico) sul VII, a spasso sui sentieri o appesa in parete, d’estate e d’inverno, a volte la sento proprio come un terreno di esperienza e crescita: mi ricarico, imparo e lei rimane lì, a fare ombra su Lecco, mentre io faccio giri immensi, sogno e sperimento posti decisamente più lontani, ma poi alla fine torno sempre a casa tra le sue guglie. Non sei certo la cima più bella del mondo, non te la prendere, ma sei sicuramente la più speciale per me!

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